uno di Quei momenti

Ero in treno, pensavo ai fatti miei.

Passo ancora abbastanza del mio tempo in treno, e un tempo sono stata una pendolare a tempo pieno, e ora odio anche solo ripensare a quel periodo, quando il treno assorbiva la maggior parte del mio tempo utile, senza mai risputarlo indietro. Se l’è tenuto, io non l’ho mai rivisto. Ho continuato a perdere il mio tempo su quel treno che mi riportava avanti e indietro, da casa a scuola e poi di nuovo a casa. Da casa al lavoro e poi di nuovo a casa. Le ore migliori della giornata, passate pigiata accanto a degli sconosciuti, immersa nelle loro conversazioni, a volte stupide, a volte interessanti, a volte fastidiose, a volte moleste. Una corazza costruita per ripararmi dal mondo (e due palle così per riuscire a salire e conquistare un posticino tranquillo dove accoccolarmi e – se dio voleva- dormicchiare un po’) sono state le skills sviluppate in quel periodo, che non mi hanno più abbandonata.

Gran lezione di vita, il pendolarismo, ma non ve lo consiglio.

Comunque, alcune delle mie pensate migliori sono avvenute, e tuttora avvengono, in treno.

In treno si legge, si scrive, col computer o su taccuini, gli studenti studiano, le badanti ciaccolano, o litigano al telefono in lingue sconosciute ai più. I bambini rompono le scatole.

Un piccolo universo che va a sé, il treno dei pendolari. Diverso anche dal treno del sabato, ad esempio, quello pieno di turisti a tutte le stagioni, e di badanti, ed extracomunitari.. ma sto divagando.

Tutto ciò per dirvi che sono un’esperta osservatrice anche di treni, e che il treno a volte ci permette, pur in mezzo ad una folla, di estraniarci tanto da questo mondo per cogliere uno, o due, pensieri veramente azzeccati sul senso della vita.

Qualche volta, ad esempio, si sta lì in un cantuccio, ascoltando una vecchia canzone (magari della colonna sonora di Dirty Dancing, di quelle lievemente malinconiche e squisitamente lagnose – SHE’S LIKE THE WIND, il titolo- Molto bella) e uno di “quei momenti” ti sorprende.

Quelli in cui tutto il mondo, l’universo oseremmo aggiungere, si sistema, si riorganizza attorno a quel singolo attimo, raggiungendo quasi la perfezione assoluta. E l’emozione ti coglie.

Il vecchio sapore ferroso in bocca, come stare in un film, con tanto di colonna sonora adeguata. Le luci giuste (quel tramonto estivo che soffonde l’aria e sembra durare in eterno), la musica giusta, il silenzio tutt’attorno, gli attori fermi nella posizione di scena.

La stazione semi deserta, con le luci artificiali già accese a salutare la sera, a giocare a mosca cieca con quelle naturali del sole che se ne vanno via, come Patrick Swayze mentre saluta la sua Babi.

Il treno che indugia solo un istante, come per lasciartelo assaporare. Il treno, che non è mai gentile o educato o dolce, ma solo affrettato, eternamente ritardato, aspro, troppo caldo o tropo freddo, rumoroso, ciancicante, molesto.

Quel treno compie un gesto così, sorprendente, come a volerti ripagare di tutte le passate offese.

Ed è

EPIFANIA.

SERENDIPITA’.

Il SUBLIME.

Perfetta goccia di eternità poi evaporata via, mentre il treno scivolava ancora avanti. Un piccolo regalo dalle mani del tempo, un buffetto sulla guancia, una pacca sul didietro a incoraggiarti: VAI, VAI AVANTI.

Ci sono stati altri momenti così, ce ne saranno ancora. Il sapore sulla lingua sarà lo stesso, la gioia con cui verranno accolti anche.

Un tempo mi illudevo di essere anche io come il vento: libera, indomabile, fuggevole e incostante. Forte e mutevole. Ora so che se usi il contenitore giusto anche il vento può essere catturato e tenuto prigioniero. Può essere fermato, può essere contrastato e spezzato.

Forse allora dovrei decidere di essere come l’acqua, ma questa è un’altra storia

Per fortuna, sono ancora una bambina che riesce a meravigliarsi del mondo.

Per fortuna continuo ad essere follemente, irrimediabilmente innamorata delle Piccole Cose.

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