Caro Babbo Natale…

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Caro Babbo Natale,

mi sto sforzando, davvero, davvero tanto, quest’anno, per continuare ad essere una bambina buona. Devo dire che per come stanno andando le cose, il sospetto è che lassù qualcuno si sia non solo dimenticato dei miei exploit di bontà a che stia tentando di farmela pagare per quelli di cattiveria.

Eppure son sempre stata convinta di essere una brava bambina, per quel che potevo, e che le mie unte di cattiveria non arrivassero mai oltre qualche marachella di poco conto, un bisticcio qua e là, qualche muso che poteva essere curato con un “bacino passatutto”.

Ma non voglio fartene una colpa, davvero Caro Babbo, e nemmeno lamentarmi: credo che, per quanto tu sia resistito in questi 2000 e passa anni, e per quante cose bune tu abbia fatto, sia forse giunto il momento di renderci conto che, dispetto delle nostre speranze, sogni, credenze, tu non sia attrezzato per compiere miracoli quest’anno.

Non con questa crisi.

Non con quello che c’è in giro da queste parti.

E non dico altro, che tanto sarebbe inutile.

Solo che ti penso, Caro Babbo, in questi giorni di Novembre dove nei negozi sono fiorite le vetrine dedicate al Natale, sono comparsi oggetti e oggettini, inviti, festoni, alberi, palle (di quelle in giro ce ne sono comunque poche.. se capisci cosa intendo), renne e rennine, elfi, tazze e biscottiere, biscotti di marzapane, e canti. Canti natalizi dappertutto.

I nostri piedi, il didietro che scodinzola e si muove al ritmo di quelle musichette da cui, nostro malgrado, malgrado tutte le cose brutte che ci stanno accadendo, non riusciamo a smettere di farci prendere con allegria, fino a che ci troviamo a canticchiarle senza nemmeno accorgercene.

Come si fa a non pensare a te, allora?

Come si fa a non pensare a te, mentre guardiamo i prezzi di tutti quegli oggetti che non ci possiamo permettere, e ci chiediamo come fare, quest’anno, a fare questo o quel regalino ad una persona a cui vogliamo bene, mentre soldi non ce ne sono a volte neanche per mangiare?

Come si fa a non pensare a quando eravamo piccini, e aspettavamo con trepidazione il Natale, e sapevamo, eravamo certi che alla mattina del fatidico giorno, cascasse il mondo, avremmo trovato sotto l’albero montagne i giocattoli, la bici che volevamo, la gru per cui ti abbiamo scritto tante cartoline, proprio il modello di Cicciobello che invidiavamo alla nostra amichetta (ricca) del cuore?

Come si fa a non pensare a quei bei tempi, in cui tutto era scontato, e noi nemmeno ci ponevamo il problema: eravamo sicure che tu saresti arrivato, con solo una letterina scritta in italiano stentato come traccia, sulla tua slitta, carico di doni per noi, esentasse, esentIMU, esenTUTTO. Solo pronto a dare dare dare.

Come si fa a non pensarti con nostalgia, in questi tempi in cui chi vuol dare dare dare non può, e conosce solo gente che chiede chiede chiede?

Oh Babbino caro, come è difficile il Natale quest’anno!

Avere mille idee di regali nella testa, e doverle ripensare tutte. Rigirarci nel lettino, la notte, dispiaciute perché non potremo regalare alle persone che più amiamo, questa o quella cosa che desiderano, per il solo piacere di vederle sorridere la mattina di Natale, e credere ancora che le cose belle accadono.

Che accadono ancora.

Tu lo sai, noi umani siamo dei poveracci, disabituati alle rinunce da tanti anni di vacche grasse. E se fosse solo questione di riabituarci, credimi, quello lo abbiamo fatto già da un po’.. forse non tutti, forse non come avremmo meritato, ma, Babbino caro, chi di noi è perfetto scagli la prima pietra.

In ogni caso, Babbo Natale carissimo, io spero che tu non sia una di quelle persone che si risente di scontatismi e lacrimucce in tasca, perché lo scopo di questa mia, ora te lo confesso, non è di chiedere qualcosa per me. Io sto a posto, non ho bisogno di niente. Beh, a parte una cosa che non credo si possa regalare, ma che rientra a far parte di quel gran contenitore che contiene miracoli e sogni (Che, tu mi dirai, sono tali proprio perché irrealizzabili).

Lo so, lo so: non ti chiedo la pace nel mondo, un lavoro sicuro (o anche solo un lavoro normale), qualche soldo in più nella busta paga, o dei politici decorosi per il nostro paese. Non ti chiedo nemmeno un viaggio alle Maldive (Anche se e avrei bisogno, e non solo io).

Guarda, facciamola semplice: ti chiedo solo di mantenere uno status quo che è già in possesso mio, e dei miei cari, che ho riconquistato a fatica e non vorrei perdere e che per me (e davvero non per fare dello scontatismo) è la cosa fondamentale per avere un anno sereno e felice.

La salute.

Caro Babbo, lo so che quella non si può impacchettare, che forse non va chiesta a te, che magari non ci puoi fare un bel nulla, così come non ci puoi mettere un bel fiocco e consegnarcela giù per il camino… ma che posso dirti. È questo che desidero: la salute peri miei cari e per me, ed è questo che ti chiedo.

Quando c’è quella, in fondo, tutto il resto è solo eventualità, solo rumore di fondo, solo contorno. Quando c’è quella, tutto il resto si supera.

Ti voglio bene

Una bambina che ancora ci crede.

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