Ci hanno lasciati.. in mutande

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Primo giorno di giro serio, ieri, a caccia di saldi in questa fredda Milano che fino a domenica sembrava piena di promesse primaverili, e calore.

Il tedio assoluto di questi saldi nuovamente stitici, con dei vaghi “fino a 30%di sconto” gettati in faccia alle affamate cacciatrici di occasioni. Come se ci stessero facendo un favore, a saldare le collezioni passate, così costose sotto Natale e così tristi ora.

Gli scaffali sono ancora tutti pieni. I negozi semivuoti.

Tranne per Tezenis, dove per accaparrarsi un posto davanti allo scaffale delle mutande a 2,95€ bisogna fare a pugni con le altre o alzarsi all’alba.

2,95€ un paio di mutande, almeno è un prezzo onesto, e al di là delle fantasie un po’ più sconcertanti, i colori sono sempre vivaci e il cotone sempre buono.

A me, però, ultimamente mette tristezza tutto questo Carosello. Aspettare  saldi, magari tenendo d’occhio quei due o tre capi che sogniamo di aggiungere al nostro (già pieno, non andiamo a piangere che non ci crede nessuno) armadio. Andare in giro per negozi, cercare, provare. Mentre in cuore ti si accende la voce dell’irrequietezza, della preoccupazione per il futuro, che ti fa arrivare a pensare “speriamo che non mi stia bene quello che sto provando, perché tanto in ogni caso lo devo lasciare qui, perché non mi posso permettere di comprarlo”.

E come per magia, quel capo veramente non ti sta bene, e allora, quasi con il sorriso, lo rimetti giù. Esci a spalle dritte dal negozio, spingendoti oltre. Sentendoti virtuosa e forte.

Una poveraccia.

E a nulla ti giova pensare che di questi tempi più che mai, siamo tutti nella stesa barca, e c’è chi sta peggio, e che per alcune di noi si impone “la scelta”. La scelta di un budget troppo basso, praticamente ridicolo. La scelta di affrontare la spesa di un solo capo, quello che proprio non possiamo fare a meno di sostituire nel nostro liso (ma ben tenuto!) armadio.

La scelta, o addirittura la rinuncia.

E allora, care amiche, ancora una volta vi esorto ad agire secondo il mio motto, e questa stagione di saldi, si, esercitare l’arte della pazienza. Ponderare. Calcolare. E solo alla fine, solo agli sgoccioli, comperare.

E in culo all’economia che ha bisogno dei nostri acquisti, e ai bei discorsi di Monti e degli altri signoroni che parlano bene, ma loro, scommetto, non devono alzarsi la mattina e scegliere, di fronte a una dispensa vuota, o a un portafoglio ancora più vuoto, di voltare le spalle a una vetrina o a un negozio. Non devono inventarsi trucchi e giustificazioni, e piccoli stratagemmi per entrare nel negozio dopo a provare quel vestitino che ci piaceva, per il solo gusto di provarlo. Per sentirci bene per un nanosecondo, mentre ci guardiamo allo specchio, prima di toglierlo e riporlo.

E noi, invece, noi stiamo qui a sbavare sulle vetrine che ci hanno tanto spaventati sotto le Feste, e pensiamo alla taglia 42 che non ci possiamo mettere nemmeno non mangiando per settimane, o campando a surimi e Total 0%. E allora tutto sembra farci grasse e sgraziate, perché d’un tratto lo specchio, infido amico, ci da ragione, mostrandoci la realtà per quello che la vediamo noi, dandoci uno schiaffo ben assestato in pieno viso. Immeritato, ma è così che va il mondo.

E noi andiamo avanti, un negozio dopo l’altro, e uscirne a mani vuote diventa sempre più facile. Fino a quando ci stanchiamo, finalmente, e torniamo a casa, desiderando solo un the caldo e le fusa del nostro gatto a tenerti compagnia. Quelle valgono oro, e sono gratis.

E poi, (oh, Epifania felice!) ci ricordiamo che, per fortuna, sulla mensola della cucina ci attende, profumata ed invitante, la torta fatta in casa dalle mani della mamma. Unica consolazione della triste e malinconica giornata.

..beh, a parte le mutande in cui ci hanno lasciati, a 2,95€

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