I LOVE shoes!

Concetto lapalissiano. Quale donna, infatti, non ama le scarpe?

Praticamente impossibile trovarne una.. solo una donna a vari stadi di consapevolezza: le scarpe crescono con noi, e noi donne cresciamo con le scarpe. I gusti cambiano, le altezze aumentano… è un concetto Darwiniano.

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Io, ad esempio, ci sono arrivata tardi (in maturità, quasi marcia), ma ora dovunque vado, non posso proprio fare a meno di sbavare sulle vetrine delle scarpe. Di adorare un paio fatto bene, con il tacco che dico io, il colore che piace a me, il dettaglio che mi conquista. Il sogno che mi vende.

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Si, perchè ognuna di noi, a livello più o meno consapevole, sogna davanti alle vetrine. E davanti alle vetrine di scarpe ancora di più che davanti a quelle di vestiti.

Con le scarpe, infatti, bene o male si può sempre osare, mentre con i vestiti, magari le convenzioni sociali, le imposizioni del quotidiano (divise di lavoro, necessità di comodità, etc.) ci castrano a vari livelli impedendoci di vestire come vogliamo. Ma le scarpe… ah le scarpe ci fanno sognare di poterci librare su diverse altezze.

Le scarpe, come un buon intimo, ci fanno sentire veramente donne. Potenti, bellissime, affascinanti, misteriose, delle Dee.

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Io ad esempio (ma sono sicura anche molte di voi) ogni tanto, quando sono giù di morale, mi siedo davanti alla scarpiera (anche senza la scusa del cambio armadio stagionale), e con reverenza e gratitudine faccio scorrere paio dopo paio. Le sservo bene, le accarezzo, le ringrazio per i bei momenti che mi hanno fatta passare. Qualcuna la sgrido anche per le vesciche che mi ha fatto venire… ma tutto sommato, la rassicuro, le voglio ancora bene come il primo giorno che ci siamo incontrate, quando mi ha regalato la più bella sensazione di sempre, nel portarla a casa, finalmente MIA, ancora intonsa nella sua scatola, avvolta nella carta velina, e con il profumo della pelle nuova.

Con religiosità le passo in rassegna, valutando i danni operati dal tempo, dal troppo camminarci, dal maledetto pavè o dalla moquette che sembra fatta in carta vetrata, a volte, e che rovina il fondo dei tacchi in una maniera maledetta.

Come in una miniera, scavata ancora per metà, scopro di avere più scarpe di quel che ricordavo, e di averne trascurate alcune, dimenticate là, sul fondo dell’armadio, come piccole perle sul fono del grande oceano blu. Ciò mi provoca una sensazione mista di felicità (perchè significa che sono ancora intonse) e tristezza assieme (per le occasioni perse di poter indossare quel paio di scarpe, come se mi fossi persa un qualche gran ballo, mentre ero impegnata a vivere da un’altra parte).

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E mi viene un pò da ridere se penso che, in questo caso, mentre accarezzo il vellutino morbido come se fosse il pelo della mia gattina, non sono poi così diversa da quel Paperon de Paperoni che tutti i giorni faceva il bagno nelle sue monete, letteralemente sguazzandoci, dilettandosi della loro compagnia… del loro possesso.

Alcuni dicono che lo status di una donna si misura dalla “smisuratezza” del suo parco scarpe. Altri dicono che mentre l’uomo ha l’ossessione della dispensa (che deve essere sempre piena, anche delle cose più inutili), la donna ce l’ha per le scarpe, e per lo stesso motivo, come se fosse la sua personale ed egoistica dispensa.

L’uomo è cacciatore…la donna indossa scarpe. Le ama. Le venera. Le desidera.

Beh, gli uomini lo fanno anche con la macchina, e su qesto punto non voglio aggiungere altro. A ognuno le sue ossessioni.

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In ogni caso, io non so dove stia la verità, forse nel mezzo, come recita il proverbio. Fattostà che so che comperare, stivare, accarezzare, conteggiare, indossare un buon paio di scarpe mi fa sentire bene. Saperle mie mi fa sentire bene.

Pascermi della giustezza dell’abbinamento scarpa-vestiario-accessorio, soprattutto nel caso del mio paio preferito, con quell’ultima occhiata veramente soddisfatta lanciata allo specchio prima di uscire, mi fa sentire a posto. Felice. Persino bella.

Bella per me stessa, per una volta, e non per qualcun altro. Perchè mai e poi mai mi è capitato, lo devo ammettere, di comprare un paio di scarpe pensando: chissà quanto piaceranno a “lui“. Al contrario di quanto accade con i vestiti, l’intimo, o quando ci tagliamo i capelli… quando compriamo un paio di scarpe è noi che vogliamo appagare, non è vero? Quella vocina che ci si scatena dentro quando le vediamo, e che ci grida “Devono essere mie!” e non ci lascia in pace, rodendoci come un tarlo, fino a che non accade.

Soltanto noi, perdindirindina. E che vada a farsi fottere lui se non gli piacciono. L’importante, il fondamentale, è che strapiaccono a me! Il resto ne conseguirà e, come per magia, tutto si aggiusterà.

La strada si snoderà dolce sotto le nostre suole, il cielo ci sorriderà benevolo. I sogni, tutti i nostri sogni si realizzeranno… è per questo che abbiamo esborsato tali cifre per conquistare la nostra scarpa-talismano, la scarpa scacciaguai, la scarpetta magica, la scarpetta delle meraviglie… no?

Per essere con quel gesto di ribellione, e di affermazione, noi stesse propiziatrici, addirittura fautrici del nostro magico destino.

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Perchè ognuna di noi, lo sappiamo, è un pò una Cenerentola e, disperatamente, cocciutamente, vuol credere che sia vero: un paio di scarpe, può cambiarci la vita.

Si tratta solo di trovare il paio giusto.

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