Quello che le commesse non ricordano…

Non c’è cosa peggiore, di questi tempi di crisi soprattutto, di una commessa poco gentile, irritante, o addirittura sgarbata.

E dico “di questi tempi” perché con la crisi e tutto, sono sempre più convinta che le poche temerarie che ancora entrano in un negozio sarebbero da accogliere con tappeti rossi, un cocktail di benvenuto, ed almeno un premio.

Non dico tanto, i basilari: un sorriso o un buongiorno (o magari tutti e due) quando entra, e un arrivederci e grazie quando esce. Non chiedo neanche che ci si avvicini con solerzia per chiedere se si può essere utili… riesco a fare il mio shopping anche in autonomia, … ma essere maltrattata, o ignorata, quello no. Non lo ammetto.

La buona educazione per me e’ fondamentale, sempre. Ma a maggior ragione quando entrò in un luogo dove potrei fare a meno di entrare, e dove c’è qualcuno che invece è pagato per essere un minimo gentile con me. Un minimo. Il minimo sindacale. Ma lo devi essere.

E se non ti va.. Hai sbagliato lavoro, cara commessa acida.

Quando incontro una commessa sgradevole come quelle di oggi (sara’ la primavera o lo sciopero dei mezzi) o qualcuno che non fa il proprio lavoro con passione, ma con evidente acrimonia, è come se la giornata mi andasse di traverso. Mi provoca più o meno lo stesso grado di irritazione di una macchia sul mio vestito preferito, scoperta un attimo prima di poterlo indossare per una grande occasione. O di un pezzetto di insalata infilato fra i denti che non se ne va via. O di quando, dopo 40 giorni di sole ininterrotto, piove proprio il giorno in cui avevate programmato una gita.

Il piacere dello shopping rovinato dal fastidio di questa persona, che non sa apprezzare quello che ha e quello che fa, e che maltratta indiscriminatamente non solo i clienti che magari lo meriterebbero (se ne esistono, visto che la regola fondamentale, che ci piaccia o meno, dovrebbe esser che “il cliente ha sempre ragione”), ma anche quelli innocui e anche abbastanza timidi, come me. Quelli che vogliono solo entrare e dare un’occhiata, e se hanno bisogno, prima aspettano che si liberi un commesso o una commessa, e poi educatamente chiedono. Che non sbuffano in coda, che non fanno scenate o piazzate, ma che per primi rispettano il santo lavoro di chi serve un cliente.

Spesso è un lavoro difficile, ma non l’abbiamo scelto noi, lo hanno scelto loro. Spesso è un lavoro poco pagato, e stressante, spossante, stancante e sfibrante… LO SAPPIAMO. E li rispettiamo per questo.

Perché nove volte su dieci hanno a che fare con il turista che non capisce, o fa finta di non capire, o con l’eterna indecisa che fa tirare fuori mille cose, o con quella che spiegazza tutto e non chiede neanche scusa, o con quella dai modi sbrigativi che ha fretta di rientrare dalla pausa pranzo, o con la vera e propria stronza.. si, capita anche quella. E lo sappiamo che ci vuole la pazienza di un santo.

Ma allo stesso tempo NON AMMETTIAMO (perlomeno, non io) che quell’unica volta su dieci in cui hanno a che fare con un cliente “normale”, trattino frettolosamente, sgarbatamente, o addirittura malamente, quella persona.

Succede ormai quasi ogni giorno, in verità, ed è proprio sgradevole: una entra in un negozio e trova una cosa che le piace, si mette in fila alla cassa, e la commessa quando è il suo turno fa passare davanti i suoi amici con una valanga di acquisti da fare (con il suo sconto speciale ovviamente) fingendo che ci fossero prima loro e trattandosi da scema. Un’ altra si mette a pulire gli espositori proprio dove sei tu, costringendo ti a spostarti una, due, tre volte, fino a che capisci di dovertene andare perché dai proprio “fastidio”.
Oppure entri in un negozio trendy in centro, e vedi delle cose molto carine. Per educazione chiedi a una commessa se puoi fare una foto, ovviamente per poi postarla sul blog.. e’ un’azione immeritevole? un pensiero indegno?
Merita forse che ma la tizia, sputando fuoco e fiamme replichi arcigna “assolutamente no!” prima di andarsi a piazzare davanti allo scaffale, impedendomi di accedervi e arrendendosi solo quando la malcapitata, stupida cliente esce dal negozio??

Senza parole non rende nemmeno lontanamente il mio stato d’animo, ma in ogni caso passerà molto, moltissimo tempo prima che torni a comprare qualcosa in uno di questi negozi, o ci porti qualche amica.

Vedete, è questo quello che hanno dimenticato le commesse di oggi, tanto abituate ai turisti che spendono e spandono da non essersi accorte che il mondo e’ cambiato, e che nessuno ha piu davvero bisogno di tutte tutte quelle cose che si comprano nei negozi.
Forse hanno dimenticato proprio questo: che oltre quella porta che difendono con postura antipatica, c’è una via, lunga e trafficata, e su quella via ci sono dieci, cento, mille altri negozi, e infinite possibilità.
Qualcuno ha già chiuso. Qualcuno ha prezzi migliori. Qualcuno ha roba migliore.
Qualcuno ha commesse più gentili, pronte ad accoglierti con un sorriso…Non è d’obbligo, ma fa piacere. E il piacere e’ il sentimento che sta alla base dello shopping (come dell’innamoramento).

E magari no, ma magari si, invece è proprio una persona a fare la differenza, in questo mondo dove ormai il confine fra comprare/non comprare è sottile quanto un battito di ciglia, esattamente quel battito che serve per voltarsi e andare via, uscire e passare oltre, verso il negozio dopo.

Oggi hanno perso una cliente. E domani?

Beh, intanto domani è un altro giorno, come dice Rossella, e la vostra amica tornerà a segnalare con il solito impegno sia le cose buone, che a maggior ragione quelle cattive.

Che amica sarei, altrimenti?

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