Vivienne Weswood ci mette lo zampino: Anglomania+Melissa collection

Per la serie: “Cose che non volevo veder tornare… e invece

A seguito dell’articolo (che con molto orgoglio ho visto risquotere molto successo) di ieri, a proposito delle 10 cose degli anni ’90 che se non tornano è meglio, il caro nuovo amico JamesBlog mi ha segnalato un divertentissimo articolo sui suoi spauracchi dell’infanzia: i sandali della paura.  Che tutti noi ricordiamo con orrore. E di cui paventiamo il ritorno.

Ebbene, miei cari amici (e lo dico con una metaforica, comprensiva, mano sulla spalla al signor JamesBlog)…è troppo tardi.

Si perchè qualcuno ci ha già pensato, a far tornare di gran moda i sandali della vergogna. E non solo: ha pensato bene di incrociarli con le Mary Jane, e con le odiose ballerine della vergogna, tornando a bomba a quell’orrorifica, deviante versione antenata delle ballerine di oggi (e oggi tornate in auge): le ballerine di plastica.

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Si, le scarpette che usavamo per andare sugli scogli. Che non facevano presa ma ti si attaccavano al piede come ventose, come patelle allo scoglio, e non ti abbandonavano più. E la sera quando finalmpente con suono di stappo e sudori freddi, riuscivi a toglierle, scoprivi che ti avevano fatto avvizzire i piedi, che penzolavano dalle tue estremità come vermiciattoli bolliti, bianchi e molli, ormai inutili e non più rappresentativi.

Ebbene, Vivienne Westwood, che ho sempre ammirato e osannato per il coraggio artistico e lo stile irriverente, questa volta mi ha schiaffeggiata in pieno viso, rilanciando la moda e decretando una triste, triste (e puzzolente) prossima estate.

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La collezione vanta numerosi (e coloratissimi) modelli, dai nomi più fantasiosi: Lady Dragon, Melissa, …la realtà è che, più li si guarda, e più si dimenticano le passate angherie subite dagli antenati meno fashion e ammiccanti. STrizando un pò l’occhio al vintage anni ’60, tornato anch’esso di moda, e al Burlesque, mi viene da pensare che manchi solo il modello Lady Gaga, e poi siamo a posto, il circo è pieno…

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E non ci conforta che ne abbia rivisitato il concetto, abbellendo qua e la con qualche grazioso fiocco (anch’esso di plastica lucidato) e due moine: resta l’obbrobrio della proposta. Il materiale, che per quanto supertecnologico, resta pur sempre plastica, ovvero quanto di meno traspirante e comodo da calzare io possa immaginare.

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E non ci conforta nemmeno l’omaggio al grande Neruda, con quello smaccato cuore colorato a far capolino sulla peeptoe a mezzo tacco… o l’enorme biglia colorata in bilico sull’estremità.

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Se guardate bene bene, infatti, lo vedete far capolino, dietro alla palla delle mie brame e sotto al cuoricione, propro all’altezza del malleolo: il cinturino con i buchi preformati, che tanto indietro nel tempo ci riporta.
A quell’infanzia disperata da cui pensavamo di esserci salvati.

Pensavamo, appunto.

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