10 cose che dei ruggenti anni ’20 che stiamo vedendo tornare… con gioia!

Visto il discreto successo sulla precedente rassegna, subito ribattezzata “Amarcord” dalle mie fedelissime lettrici (Emily cosa farei senza di te), eccomi a saltare a piè pari dagli anni ’70 ai… favolosi, ruggenti anni ’20.

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Non vogliatemene, ma più ancora che gli anni ’50 e ’60 (di cui devo purtroppo andare a chiedere alla mamma), colpiscono la mia fantasia – in attesa di un grande, ruggente ritorno- gli anni ’20.
Ebbene si, mi scopro fanatica anche degli anni ’20, e più vado avanti e più scopro di adorare, decisamente adorare, quasi tutte le idee che là riposano. O almeno crediamo riposino.
In realtà sono vive e vegete e stanno per fare il loro trionfale ritorno, anzi…già occhieggiano malandrine dalle vetrine! Non ci credete? Facciamo mente locale allora: quali sono le 10 cose che andavano di moda negli anni ’20 che stiamo rivedendo?

  1. I vestiti con le frange, nel cosiddetto stile Charleston
  2. Il pantalone Chanel
  3. Il capello alla maschietta e le onde perfette
  4. Il cappello a tulipano rovesciato
  5. Le lunghe collane di fili di perle
  6. I boa di piume (!) e le stole
  7. Le Mary Jane
  8. Il kohl e gli occhi bistrati
  9. La tintarella di luna e le ciprie nevose
  10. Il rouge e la boccuccia imbronciata

I vestiti Charleston. Alti sopra il ginocchio, devo ammettere che lo stile tunica, frangiata o meno, che non segna la vita, mi è sempre piaciuta (anche se non la porto granchè bene). L’apertura a portafoglio di certi modelli di gonna, i primi accenni di vita bassa, le scollature interessanti e le sbracciature, sono le cose che più adoro!
Andate a farvi un giro per le vetrine di Pimkie, se non ci credete. O da Zara. Da H&M… ci siamo capite.

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Il pantalone Chanel. Abbiamo tutte presente quale è no? Quello che quando lo metti (purchè tu sia alta e slanciata di tuo) ti fa sembrare un levriero afghano, pieno di grazia e leggiadria, piena di allure e fascino misterioso…
Avvistato da Stradivarius in un paio di colorazioni quasi improponibili (blu elettrico e caramello?): astenersi perditempo e donne basse che non mettono almeno un tacco 15. Almeno.

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Il taglio alla maschietta, che incorniciava perfettamente solo le nuche perfette. Il taglio con le onde perfettamente impomatate attorno al viso, ma ottenute con ore di ferro e piastra calda (E quando diciamo “ferro” e “piastra” intendiamo un ferro e una piastra veri e propri… scaldati sul camino. Altro che Imetec signorine mie!). Solo a pensarci mi vengono i brividi…

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Il cappello a tulipano rovesciato. La calottina stile cuffia per la piscina. Non hanno mai lasciato la nostra fantasia (assieme alla versione bohemien e parigina del cappello da pittore) come uno dei cappelli “per chi ha carattere”. O fegato. Non tutte infatti sappiamo portarlo, ma non hanno mai abbandonato le cappelliere dei nostri negozi.. andate a farvi un giro da Accessorize se non ci credete.
Nella stagione invernale, ovviamente.

Le collane di perle. Lunghissime, pelosissime, vere o falsissime, le collane di perle ancora oggi per me hanno il loro fascino. Costituiscono quasi l’unica deroga alla regola (Che non so da dove mi viene ma è così) di avere poca chincaglieria addosso. Una delle mie preferite l’ho “fatta io” abbinando due collane (una color avorio una color pesca – assolutamente di plastica!) arrotolate e fermate da un lato da un fermaglio a farfalla. Sembra bigiotteria seria ed è la mia preferita!
Come accessorio minimal, la collana di perle è superchic, credetemi.

1929: Louise Brooks in The Canary Murder Case.

Il boa di piume. Vabeh ragazze ammettiamolo: chi con la scusa della recita a teatro, o di un carnevale un po’ così, non si tiene in armadio un boa di piume?
Devo veramente venire a fare un’ispezione a sorpresa?

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Le stole,  le consideriamo una variante “da brava donna di casa” del boa di piume. Di visone e di volpe. Che solo a parlarne mi becco la scomunica di Greenpeace. Ma ai tempi tutto era concesso e il pianeta sembrava ancora giovane, le macchine e lo smog ancora erano un concetto lontano, come deforestazione, estinzione… insomma: una donna bella voleva apparire, un animale doveva scuoiare.
Sulla stessa solfa, possiamo ben dire che la moda del “pelo” non è mai passata. Solo che adesso è eco. Tutto li.

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Le Mary Jane. Anche se non ne conosco l’esatta timeline di origine, le Mary Jane vennero prima del tacco a spillo (inventato negli anni ’40), e perciò posso sentirmi abbastanza sicura di citare le Mary Jane, con le loro punte arrotondate e il timido tacco comodo, fra i must degli anni ’20. D’altra parte le prove fotografiche sono lì, in bella vista per tutti.
E non serve che vi parli ancora della nuova collezione di scarpe techno-vintage di  Vivienne Westwood… vero?

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Il kohl, croce e delizia. Nero, nerissimo, profondissimo, Smoky Eyes che di più non si può. Ci sorge il dubbio che le donne dell’epoca passassero intere settimane senza riuscire a struccarsi perfettamente gli occhi, e da qui deriva la loro perenne aria da “mi sono appena alzata dal letto (ma con un makeup perfetto)” o da “mio marito mi ha appena picchiata (ma fa tanto chic che non importa)”.
Pare che i primi vasetti di ombretti in crema siano apparsi proprio in quest’epoca: grigio verde e il turchese, assieme al nero, i colori prediletti. Ovviamente.
E il tutto era accompagnato da ciglia altrettanto drammatiche, teatrali nella loro arricciatura (ottenuta con dei ferri chirurgici spaventevoli, ve lo posso assicurare, che strappavano le suddette ciglia a mazzi, come gli asparagi…) e altrettanto nerissime (il primo mascara in crema con pettine è stato inventato proprio qui!)

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La tintarella di luna. Il tono di pelle ideale doveva avere aspetto etereo, di porcellana. E si otteneva non tanto diversamente che oggi, applicando sul viso una cipria in polvere color avorio. Forse le formule di allora non erano performante come ora… ma il risultato era quello che contava: non importavano le ore che ci si metteva (nel perfetto stile nonna: “Chi bella vuole apparire…”)

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Il Rouge – drammaticamente rouge. Il rouge ai tempi delle nonne era audace e catturava l’occhio. Del resto il trucco doveva risaltare, soprattutto sulle pellicole in bianco e nero, per effetto di contrasto. Drammatico appunto.
Frivolo invece l’effetto bambolina, con le labbra perennemente atteggiate a broncio e le gote rosse come pomi, che somiglia al trucco scenico del teatro No e Kabuki in giappone. A giudicare dalla collezione Prada di questa stagione… qualcosa sta tornando, no?

BONUS TRACK: visto che anche oggi sono di buonumore, vi consiglio una lettura ”a tema” molto divertente, se non l’avete già nella vostra libreria… Sophie Kinsella (si, quella di I love Shopping): “La ragazza fantasma”.

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