The Wall Project di NonnaSo

Ed eccoci qui con una delle recensioni che vi avevo promesso nei giorni scorsi (quelli di tedio da shopping mancato e da saldi stitici), in merito al progetto segreto che sto seguendo da circa una settimana.

Ma il suo concepimento, quello ha origine ben più addietro nel tempo, diciamo a circa un 5 o 6 anni fa. Ebbene si: ho dovuto attendere fino ad ora che “la venisse buona” (come si suol dire dalle mie parti), che i tempi maturassero ma che, soprattutto, si decidessero a porre in commercio anche qui in Italia, e in negozi raggiungibili, i prodotti che qui di seguito vado ad illustrare come componenti fondamentali del mio progetto.

E vi starete chiedendo: ma di che diavolo di progetto starà mai parlando?

Del The wall project, ovviamente! Ovvero del progetto per rifare un po’ il lifting a quell’unica parete (4 mt x 8), altrimenti tristissima e bianca che compone la massima superficie percorribile dallo sguardo nella mia minuscola casupola.

parete-vuota

Se mi seguite da un po’, sapete che ho le mie idee, per non chiamarle proprio fissazioni, in merito alle pareti: mi piacciono grandi, ariose, monocolori, ma anche di colori impossibili (prugna, mauve, verde acido, colori base dello spettro RGB, etc.): insomma, non amo le mezze misure e, soprattutto, aborro le pareti spoglie. Non mi vogliono significare niente.

A casa mia, le pareti devono essere abbigliate. E l’abbigliamento migliore non possono che essere le mie fotografie preferite, quelle dei viaggi e dei luoghi che ho più amato, quelle delle persone (o quattrozampe) da me amati, quelle che voglio costantemente avere sott’occhio, magari dalla mattina quando faccio colazione alla sera quando mi corico (non ho la tv nella zona soggiorno, quindi la parete mi funziona un po’ a mo’ di statico, amato vaudeville della mia vita…).

Quindi per anni le pareti di casa mia sono state degnissimamente ornati dagli A4 delle mie fotografie di viaggio, disposti come sulla parete di una galleria d’arte: perché tutto amiamo fuorchè gli schemi barbosi e il rispetto delle regole quadrate classiche.

Eppure, da qualche tempo a questa parte, la mia mente vagava inquieta.

Dovete anche sapere che ho Anche un grande impedimento: vivendo in affitto, ho l’assoluto divieto da parte della padrona di casa di piantare anche solo un minuscolo chiodo, anche solo una puntina nel muro, e quindi le immagini finora sono state tristemente appiccicate con vari layers di scotch, autoappiccicanti, scotch di carta, biadesivi, etc… con vari meschini risultati, e comunque sempre precari (un classico rumore di casa mia è lo swish strap stunc di una delle foto che cadono, e che viene prontamente riappiccicata a suo posto, nei giorni di vento).

Arriva però un momento di ribellione, nella vita di tutti noi, in cui ci diciamo: fanculo le regole! Voglio appiccicare bene le mie foto? E allora che chiodi siano e lo aspetto col martello il primo che osa dirmi qualcosa (in fondo esiste anche lo stucco per richiudere i buchi, e la pittura per rinfrescare la parete, che diavolo: possibile che devo vivere come un’ospite sempre precaria nella mia casa?? – finchè la pago profumatamente, gente, è MIA, sia chiaro -)

Ok, sono in un periodo in cui tutto mi è precario, a cominciare dal lavoro, e perciò sento il dovere di stabilizzare almeno qualcosa nella vita: ecco dunque l’origine del chiodo terapeutico.

Ma l’ossessione, dicevo, ha radici ben più profonde: proviene dalla mia adolescenza, tempo in cui l’intera superficie della porta della mia cameretta era (e così è rimasta) ricoperta di un collage misto di foto della mia vita), risale alla mia infanzia, e a quella ossessione per le Polaroid che mi ha inculcato il papà (di questo vi riparlerò, ma sappiate che il papà aveva e a ancora – funzionante – una Polaroid e che i ricordi più belli che ho poi recuperato in età adulta sono ancora tutti quanti ben fissati sulla carta incorniciata di quelle dia-polaroid che conserviamo nelle scatole di latta dei biscotti Danesi, e che uno dei miei più grandi sogni è avere di nuovo per le mani una Polaroid funzionante e farmi un muro-bacheca ricoperto di Polaroid in casa!).

E l’ossessione – per le Polaroid ma non solo – si è rinfocolata quando, circa un 4-5 anni fa, sono capitata nel primo Leroi Merlin aperto nella mia zona, e nel reparto arredamento delle pareti ho incontrato i primi wall sticker della mia vita.

wall-ssticker-kiss-me wall-sticker-gabbie  wall-sticker-vintage

A dei costi impossibili, e lasciando molti dubbi sulla loro effettiva rimanenza sulle pareti poco meno che ruvide, mi hanno affascinata e tentata per anni: li ho ritenuti per lungo tempo la più valida alternativa di arredo da parete per sostituire le foto dei viaggi o le Polaroid dei miei sogni, soprattutto quelli a tema “cittadino” con i profili neri un po’ retrò e i soggetti a gatto, canarini, con gabbiette e silhouette di alberi lussureggianti, o quelli più vintage che raffigurano lo shape di lampadari a goccia o di manichini da sarta anni ‘20.

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Come dicevo, però, sono sempre stati a costi impossibili (più di 20€ a pezzo per le parti più piccole, proibitivi anche da acquistare online), e perciò ho sempre osservato da lontano. Ho provato a comprarne uno da Tiger, ad una modica cifra, per poi scoprire che in effetti sul muro ruvido che ho nemmeno appiccica, figuriamoci restare attaccato.. e perciò ho dovuto desistere, pur continuando a sbavare sui vari cataloghi dei siti online che li vendono, i wall stickers (es. http://www.allposters.com e http://www.etsy.com da cui sono tratte queste immagini – ps. 35€ il costo della silhouette del manichino e 65€ la wall decal dei panda… ho detto tutto).

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Negli ultimi tempi, però ho scovato da maisons du monde (adoro! Ci passerei la vita), quella che mi sembrava una buona alternativa: le cornici multifoto in metallo battuto, a forma di gabbie per uccellini, di alberi, o più semplicemente vintage in vari tessuti, con inserti di pizzo etc. Anche queste dal costo un po’ esoso (circa fra i 20 e i 30% i formati piccoli, intorno ai 60cmx60cm), però mi sono detta: è da tanto che li guardi, se c’è da fare un investimento…

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Insomma ero ancora lì li indecisa sul da farsi quando in uno dei miei negozi di oggettistica preferiti qui a Milano (il paradiso delle sorprese, di cui vi ho già parlato), sono comparse delle novità. un meraviglioso mix fra le suddette cornici e le decalcomanie da parete, in plastica/vinile, a prezzi assolutamente abbordabili.

Ed ecco dove sono quindi finiti i soldi del mio shopping: ho cominciato con timidezza a comprare il primo, un quadrato di rami e foglie che contiene 4 foto formato 10x15cm, alla modica circa di 4,90€. Un’illuminazione.

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Il giorno dopo sono tornata nel negozio a comprarne altri 3, con l’intenzione di creare una composizione di rami sulla mia parete..e scopro che c’è anche il Family tree, come l’ho battezzato io, che tiene 4 foto quadrate 10×10 e 5 formato 15x10cm, prontamente comperato a 9,90€ con altri due “fratellini rami” per completare la composizione.

Risultato:  orgoglio di una madre che ha partorito un gesù bambino fatto e finito dopo mesi di travaglio – anni nel mio caso. Sulla parete sono uno spettacolo che mi fanno  piangere di commozione ogni volta che ci casca l’occhio… e non è ancora il progetto finito! I rami crescono, si espandono…

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E voi cosa ne pensate: vi piace il mio wall project finito?

Personalmente, semplicemente adoro questa cosa dell’albero…

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Ps. E adesso sapete anche a cosa mi servivano le foto, che ho dovuto stampare con tanta fatica…

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