Story of a Storybird

Oggi mi piacerebbe parlarvi di un progetto in cui mi sono imbattuta nei mesi scorsi, e che ha subito colpito la mia curiosità prima, e la mia fantasia poi, non appena ci ho posato gli occhi. Ma anche di uno di quei progetti che per crescere, sapete, devono essere costantemente nutriti, magari riposti in un cassetto, tenuti ben bene al caldo, ma non dimenticati.

Mai dimenticati.

Come tutti i ragazzini, avete presente, quelli un po’ così, che hanno da sempre amato leggere e ancor di più scrivere, ho cullato per grande tempo il sogno di scrivere. E ho scritto. Tanto, di tutto… ma soprattutto di racconti, che crescevano piano piano, mano a mano che crescevo io, crescevano con me, insomma.

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Scrivevo di racconti per bambini, favole, a volte a sfondo noir, a volte semplicemente favole. Che poi sono diventati racconti. Poi storie d’amore, poi articoli, poi post di blog… e così via. Per questo dico che sono cresciuti assieme a me, a segnare come pietre sul mio cammino le varie tappe importanti, o meno.

Ai tempi in cui scrivevo io, però, le possibilità erano poche, e il più delle volte per pubblicare il proprio libro non si sapeva a che santo votarsi, a meno che non optare per il vil denaro e autofinanziarsi la produzione. Non c’erano cose fantastiche come quella di cui vi voglio parlare oggi: solo fino a un decennio fa, la tecnologia rendeva impossibile fenomeni come Storybird, che oggi ti permettono così, gratis e senza impegno, di entrare nel regno del meraviglioso.

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Definito semplicemente “Brillante” da BBC e Università di Oxford, “Stupefacente” da WIRED, Storbird nasce dalla precisa intenzione di offrire uno strumento didattico divertente e interattivo, e un punto di incontro con una prospettiva innovativa a scolari, studenti, insegnanti, genitori. Ma non solo: si tratta in un certo senso di una piattaforma di crowdsourcing per il visual storytelling, o “racconto collaborativo di storie”. In pratica, mette insieme scrittori e disegnatori che altrimenti si troverebbero in difficoltà, non potendo sopperire alla mancanza di una storia da raccontare in un caso, e alla carenza di tecnica pittorica nell’altro.  Uno dei migliori esempi di Scrittura collettiva dell’ultimo decennio: sulla piattaforma, chiunque abbia una storia da raccontare può trovare migliaia e migliaia di immagini fra cui scegliere per illustrarla, realizzate dai disegnatori e animatori  più famosi, e anche da quelli emergenti che possono sfruttare Storybird per farsi conoscere, testare le proprie opere e il gusto del pubblico.

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La piattaforma è anche molto egalitaria: basta creare un account e “vendere” le proprie immagini per vederle messe a disposizione, con un compenso per il disegnatore, che allo stesso tempo mantiene i diritti sulla propria opera. Chiunque può dunque diventare autore di libri di storie per bambini, fiabe, filastrocche, racconti per l’infanzia, saltando tutto lo spiacevole processo di creare il proprio libro con mezzi limitati e poi dover trovare un editore che pubblica (non a spese dell’autore..praticamente impossibile) .

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Storybird rende immediato non solo il processo di pubblicazione, azzerando i costi, ma da una marcia in più anche al processo di pubblicizzazione. Poiché è anche perfettamente integrato: i bottoni di “share” permettono di condividere i contenuti creati, o quelli preferiti, sulle principali piattaforme social, sui blog, sui siti internet, oltre che di stampare gli ebok portandoli su carta, e in giro per il mondo nel proprio zainetto.

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Storybird è infine, soprattutto, un progetto scolastico: dal 2012 più di 125.000 scuole utilizzano le visual stories di Storybird, alcune delle quali create dai loro stessi studenti, come materiale didattico per invogliare i propri scolari a leggere di più, a scrivere, a raccontare storie, a liberare la propria fantasia. Bambini di 9 o 10 anni dalla sorprendente fantasia, e dalle doti straordinarie, piccoli Mozart della carta e penna (o meglio: del Pad), che sfornano storie al ritmo del più scafato romanziere da tascabile, verrebbe da commentare, ma la verità è che in ognuno di noi c’è stato un cantastorie o un pittore: a mancare era lo strumento per tradurre, “liberare” le nostre storie, e lasciarle volare via dal loro nido, verso nuove e inimmaginabili avventure.

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