Quell’insostenibile leggerezza nel parlare…

Siamo nell’era di internet, si sa.  Ormai dovunque si possono trovare blog, pagine Facebook, siti web, profili Instagram tematici su…praticamente di tutto.

Quelli che non sembrano mai “passare di moda”, poi, sono i suddetti,  sulle tematiche “fescion” e “biuti”. Voglio dire, ci sono cascata persino io, a voler fare la “wannabe fescion blogger“, potrei mai scagliare la prima pietra?

Ora però sto per dire un’altra delle  mie solite “cose brutte”. Diamo la colpa al tempo incerto, a quella sottile acidità che mi prende di primo mattino quando vorrei uscire ma non posso e, costretta a stare qui, me la prendo con le prime cose che mi capitano sotto gli occhi.

Sotto gli occhi, si, da uno dieci centomila di quei profili, di cui non farò il nome, tanto ce ne sono anche fin troppi tutti uguali.

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Sempre le stesse pose, gli scatti che sembrano disegnati col regolo e programmati con cazzuola e bolla. Bocche a culo di gallina, pose ammiccanti (e no, non sto parlando dell’ennesima zoccolata della Kardashan…stranamente), nessun contenuto o idea “dietro” che non sia il sesso, il sesso, e ancora il sesso. Lo svendere la propria immagine in onore di qualche manciata di Like o per un meccanismo nemmeno troppo contorto di narcisismo 3.0

Che, per l’amor di dio, se fosse tutto lì, potrei anche capire: un mezzo per giungere ad uno scopo. E se una si sente giustificata a proporsi in un certo modo per tirar su… i like, e ce la fa, buon per lei. Sempre meglio che pagarli. Ma poi cosa succede?

L’auto-incensamento. Ci si sente giustificati, da quei like, a pensare “io rappresento” qualcosa: questo mondo, una fetta di questo mondo, una classe, un genere, un pensiero, uno stile di vita… Io rappresento TE che mi stai seguendo, e tu devi lasciarti rappresentare da ME perchè SO IO. Io ho voce. Tu no.

Si arriva al delirio di onnipotenza in due o tre scatti, è un attimo.

Gente che pontifica tutto il santo giorno sulle “cose giuste da indossare”, le “cose giuste da fare”, e a volte anche sulle “cose giuste da dire e da pensare”. L’omologazione del pensiero “a sottiletta” nasce così, dalle cosiddette influencer, dal meccanismo distorto del liketolike, followforfollow che crea massa. Una massa indistinta di capre che prende la voce di queste wannabe senza concetto, senza pensiero di fondo, senza strategia (che non sia quella di aumentare i like, #nomattherhow).

Una massa di capre che fanno “aaaahhh” e “ooooohhh” a ogni outfit improbabile o uscita da gallina imbizzarrita. Millemila like sull’ennesima frase life -coacing rubata a Coco Chanel… che se solo potesse vedere su che bacheche sta finendo si rivolterebbe nella tomba.

“Giusto un filo di trucco” e escono conciate che pare stiano facendo channeling con lo spirito di Moira Orfei (che dall’Aldilà si sta chiedendo “ma come fate??”)

“Lo stile è understatement”, e giù di zizze de fora, pantaloni strapponi con le chiappe che cascano fuori e accessori così grandi che fanno provincia (tanto che viene il dubbio che il problema sia linguistico “under-statement”).

understatement
sostantivo
  1. “Mezza affermazione”: dichiarazione diretta ad attenuare o a minimizzare l’importanza di una notizia, senza tuttavia negarla né smentirla.
    • Atteggiamento volutamente alieno da enfasi e retorica.
Origine
Der. di (to) understate ‘attenuare, minimizzare’ •sec. XX.

La classe non si sciacqua, diceva la mi nonna“, e se vi dicessi cosa diceva la mia di certe sgualdrinate staremmo a rotolarci per ore.

La mia nonna diceva anche “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”, o qualcosa del genere. Lo penso sempre ogni volta che vedo certi post: penso sempre che chi li scrive stia cercando di convincere sè stesso prima ancora che gli altri.

Su cosa sia l’eleganza, su cosa sia lo stile. Concetti così lontani dalla quotidianità di certe bacheche e profili da mettermi sempre i brividi di disgusto.

Ecco, l’ho detto, ora smentitemi.

Ditemi che là fuori c’è più eleganza e buongusto che porcherie. Ditemi che non è vero che per ogni profilo “buono” ce ne sono 100 cattivi che fanno più like, più soldi, più notizia. Ditemi che gli unicorni volano in cielo e fanno la pupù color arcobaleno, e che un giorno ci sveglieremo e #laggente avrà capito.

Cosa, non so, ma ditemelo, così la smetto di inacidirmi…

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